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‘Ndrangheta: la Lombardia nella Lombardia

‘Ndrangheta: la Lombardia nella Lombardia

La mappatura del controllo del territorio da una recente inchiesta (su thepopuli.it)

‘Ndrangheta: la Lombardia nella Lombardia

The Populi

Venti gruppi criminali, 500 affiliati e una rete di rapporti politici estesa dal piccolo comune con meno di 4.000 anime al Palazzo della Regione passando per le province. Questi sono i numeri della ‘ndrangheta in Lombardia. Numeri troppo spesso trascurati dalle stesse istituzioni: a gennaio durante la visita della Commissione Parlamentare Antimafia il prefetto di Milano Lombardi ebbe a dire che a Milano “la mafia non esiste”. Non è solo quella che viene definita mafia pulita (affari economico-finanziari, appalti e simili), perchè i conti quando si devono regolare si regolano ancora alla vecchia maniera.

Ci sono le prove del regolamento dei conti: è il 14 luglio del 2008, siamo a San Vittore Olona e Carmelo Novella, boss scissionista che ha in mente di distaccare la struttura Lombardia della ‘ndrangheta dal “comando centrale” di Reggio Calabria. Novella era convinto, grazie alla forza sempre più dirompente acquisita dalla propria ‘ndrina, che la Provincia (così vengono chiamati i distaccamenti dei clan della ‘ndrangheta da Reggio Calabria) lombarda potesse agire in autonomia rispetto a quella calabrese. I boss al vertice non gradiscono e Novella muore con quattro colpi al volto.

Un panorama tutt’altro che pulito e tranquillo, quando lo si vuole guardare in faccia senza girare la testa dall’altra parte come ha fatto gran parte della politica milanese, favorendo probabilmente anche parecchie entrature nell’organizzazione dell’ Expo 2015. Si susseguono intanto da quel 2008 inchieste, arresti e pronunce dei tribunali che mostrano quanto la ‘ndrangheta si sia perfettamente integrata con gli ambienti “buoni” della Lombardia.

In questi giorni si conclude una delle operazioni più importanti contro le cosche calabresi: tre ordinanze tra Calabria e nord Italia, 300 arresti e 3.000 uomini delle forze dell’ordine impegnati. Ecco che la fotografia restituita della ‘ndrangheta è quella di una struttura piramidale molto vicina a quella di Cosa Nostra descritta da Tommaso Buscetta. L’unica struttura in grado di far funzionare un’associazione a delinquere. Una piramide che in Lombardia ha preso decisioni su tutto: omicidi, infiltrazioni in appalti pubblici, smaltimento dei rifiuti e gestione di pacchetti di voti.

Le entrature sono molte e salta qualche testa istituzionale col vizio di parlare coi boss. In carcere finisce Carlo Chiriaco, direttore dell’Asl di Pavia (interrogato dai pm dirà “Io boss? Fin da giovane fingo di esserlo”). Lo stesso Chiriaco che il 26 aprile 2007 si becca una condanna per esercizio abusivo di professione sanitaria in relazione alla gestione del suo studio professionale odontoiatrico. Ovviamente dopo la condanna a Pavia viene promosso direttore sanitario della struttura Asl con un budget annuale di 780 milioni di euro per 530mila cittadini. Lo stesso Chiriaco che nel 1995, in concorso con Fortunato Valle, principe dell’usura per contro delle ‘ndrine calabresi in Lombardia, si vede infliggere 2 anni e 2 mesi per una estorsione del 1991 mentre era direttore di presidio presso il Policlinico San Matteo di Pavia. La condanna è finita in prescrizione nel 2007, ma niente assoluzione. Chiriaco conosce bene il mondo della ‘ndrangheta e la difficoltà della magistratura del nord Italia nelle indagini su di essa: intercettato dice “L’importante è non tirarmi dietro alle spalle i Valle. Perché tra i Valle e la magistratura, preferisco avere dietro alle spalle la magistratura”.

Lo stesso direttore dell’Asl è stato grande elettore di un altro nome che con la sanità ha costruito successi e gettato ombre: Giancarlo Abelli, ex ras della sanità lombarda (detto Il Faraone), implicato nell’affaire Poggi Longostrevi, poi assolto, nel tempo ha avuto una fulminante carriera politica. Divenuto deputato PDL, si è poi candidato per entrare nel consiglio regionale della sua Lombardia: nel corso di una cena elettorale durante il discorso disse “torno in Lombardia da Roma per stare vicino alla mia gente”. Una volta eletto però preferisce tornare a Roma, per lasciare lo scranno al delfino Pidiellino Vittorio Pesato.

Al momento Abelli risulta estraneo ai fatti e non indagato, ma il nome di Chiriaco si lega inevitabilmente a quello di un altro pavese: è Giuseppe Neri, che insieme a Cosimo Barranca, capo del gruppo milanese, gestivano la struttura della Lombardia, quello stesso supergruppo autonomo voluto da Novella, oggi guidato da Pasquale Zappia di Platì, eletto dai capi delle cosche calabresi a Paderno Dugnano al centro anziani Falcone e Borsellino. Zappia è il “mastrogenerale” che da Milano collabora con Reggio Calabria. E’ lo stesso neri a indicare agli altri boss la personale preferenza per Zappia che sarà eletto all’unanimità Sarebbe proprio lo stesso Neri ad aver indirizzato, su indicazione di Chiriaco, pacchetti di voti a favore di Giancarlo Abelli.

Nell’operazione sono finiti in manette decine di padrini collegati ai vertici del sistema ‘ndranghetistico internazionale come Nunzio Mandalari di Bollate, fratello del più potente VIncenzo, riuscito a sfuggire dalla villa blindata di via San Bernardo.

Nel frattempo vengono toccati anche i cavalieri senza macchia della Lega Nord, in particolare Mr. 18.910 preferenze: Angelo Ciocca, classe 1975, in politica dal 1996 sempre tra le file della Lega. Nelle carte dell’inchiesta sulla mafia in Lombardia si raccontano dei suoi rapporti con lo stesso Pino Neri. Nella primavera del 2009 i due, secondo le risultanze investigative, si incontravano per discutere e dirottare pacchetti di voti su un candidato gradito alle cosche. Ciocca a oggi non risulta indagato. ma i magistrati descrivono i rapporti, tra l’altro certi, tra Neri e Ciocca per far confluire voti su Francesco Rocco del Prete, candidato nella lista Rinnovare Pavia e uomo della cosche. Del Prete non sarà eletto alle comunali del 2009 di Pavia, ma Ciocca fa di tutto per convincere i suoi a dirottare preferenze sul Del Prete.

Infatti i vertici del Carroccio inizialmente si mettono di traverso e non accettano la candidatura di Del Prete, poi Ciocca avrebbe garantito a Neri che “avrebbe rotto ancora le palle” per la candidatura di Del Prete poi presentata da Rinnovare Pavia.

Farneticazioni? Parrebbe di no, anche perchè lo stesso consigliere regionale del Carroccio ha interessi comuni con Neri, soprattutto in campo immobiliare. Neri concede a Ciocca a prezzo di favore l’appartamento di via Medigliani in Piazza Petrarca a Pavia dove i duo si incontrano. Oltre a loro ci sono anche i carabinieri che li filmano assieme a un altra persona. Insieme poi si recheranno alla Banca Monte dei Paschi di Siena.

In un battibaleno Mr. 18910 preferenze è diventato uno sconosciuto all’interno del partito. Nessuno dice di conoscerlo direttamente. Intanto tante piccole coincidenze si affacciano tra Milano, Pavia e Novara, tre province per qualcuno insospettabili, ma da anni al centro dell’organizzazione degli affari della Lombardia ‘ndranghetista.


mercoledì 21 luglio 2010.



Mappa Clan Provincia

Mappa Clan Lombardia
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