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Comunicato della rete antirazzista milanese
Morire per l’ExpoMarian Danila, piccola vittima rom di una grande speculazione
Marian Danila, piccola vittima rom di una grande speculazione Si chiamava Marian Danila [Ciprian], il ragazzino rom che il 23 settembre è morto bruciato in un edificio diroccato di via Trento, all’interno dell’ex area Falk di Sesto San Giovanni (Milano). L’ex area Falk è da tempo l’estremo rifugio di molti Rom, perseguitati dalle normative dei sindaci, che il «Decreto sicurezza» ha notevolmente ampliato e inasprito. Ma neppure qui, tra muri pericolanti, macerie e ratti, i rom trovano pace. In quello stesso sfasciume, perché altra definizione non merita, l’estate scorsa si erano rifugiati una cinquantina di rom, ma il 7 settembre, giunse all’improvviso la polizia. Con freddezza, gli sbirri seguirono la solita procedura: controllarono i documenti; radunarono bambini, donne e uomini fuori dall’insediamento (nessuno spazio al dialogo, nessuna attenzione alle emergenze umanitarie, nessun tentennamento); distrussero baracche e beni personali. Dopo di che, per i cinquanta rom non ci fu altra scelta che un’errabonda ricerca di altri luoghi di rifugio. Quali? E quali risorse per vivere? Negli ultimi mesi, a Milano e dintorni già tre rom sono morti per cause dovute alle miserabili condizioni di vita, cui li costringono le amministrazioni pubbliche, in primis quella di Milano e di Sesto San Giovanni, al servizio di quella grande speculazione che si chiama Expo 2015. Un progetto faraonico L’ex area Falk, dove è morto Marian Danila, è destinata a una grande speculazione immobiliare, che è strettamente legata all’Expo 2015. L’architetto Renzo Piano ha messo a punto un progetto che prevede una trentina di torri di 30 piani! La costruzione è stata affidata al gruppo dell’immobiliarista Luigi Zunino (che attualmente non naviga in buone acque, ma questa è un’altra storia). L’iniziativa è nata dagli appetiti affaristici dei notabili della zona, prima dell’ex sindaco di Sesto San Giovanni Filippo Penati (oggi a capo della provincia di Milano), poi dell’attuale sindaco, Giorgio Oldrini. Pur di realizzare il grande business, entrambi hanno fatto carte false, sorvolando su delicati problemi, come la bonifica delle ex aree industriali. A coronare i loro sforzi, il 7 dicembre 2007 il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, visitò l’ex area Falk e benedisse il progetto faraonico dell’architetto Renzo Piano. A questo punto, la presenza di qualche rom diventava un piccolo problema di ordine pubblico, che tuttavia avrebbe dovuto prevedere incidenti di percorso, come la morte di Marian Danila. Ma poco importa. Con gran faccia di tolla, i due patroni della speculazione dell’ex area Falk, Penati e Oldrini, hanno partecipato in prima fila alla funzione funebre, che si è tenuta lunedì 29 settembre, alla chiesa di San Giorgio alle Ferriere, a cento metri dal locale dove Daniel è morto tra le fiamme. Al loro fianco, non poteva mancare don Virginio Colmegna, il promotore del cosiddetto «patto di legalità», che costringe i rom di via Triboniano-Barzaghi (Milano) in una condizione simile a quella degli ebrei del ghetto di Varsavia. A questo punto, alla funzione mancava solo il vice sindaco Riccardo De Corato, il piccolo Himmler di Milano. Ma il gioco delle parti ha regole ben precise. Spezzare le false divisioni Il gioco delle parti fin’ora ha funzionato. Ha creato divisioni tra gli sfruttati, tra italiani e immigrati, in particolare contro i rom, di fronte a un problema come quello della casa, che dovrebbe richiedere un impegno unitario di lotta. Il problema della casa riguarda tutti i proletari: italiani e immigrati. La crisi, e soprattutto le conseguenze devastanti dei mutui subprime, rendono la situazione drammatica: per molti gli affitti delle case popolari sono diventati proibitivi, gli sfratti aumentano e infine chi non è in grado di pagare i mutui si vede la casa pignorata. Di fronte a questo problema, che a Milano colpisce migliaia di famiglie, l’amministrazione comunale starnazza contro poche centinaia di rom. Come mai? Per prima cosa, per mettere gli uni contro gli altri e, poi per mettere le mani sulle aree dove sorgono i campi rom, e regalarle agli amici: ai Ligresti, ai Tronchetti Provera, agli Zunino e a tutta l’allegra brigata di speculatori, che si stanno pappando la città. Sarebbe ora di dire basta. Anche per evitare altre morti, come quella di Marian Danila. lunedì 29 settembre 2008. versione stampabile
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