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27-05-08 Sgombero SOS Fornace di Rho
3° NUMERO DEL GIORNALE NO EXPO - Expo 20015 Cronache di una crisi
4° NUMERO DEL GIORNALE NO EXPO - Emergenza Expo
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Appello alla città, ai territori, ai movimenti
Appello dei sindaci dell’hinterland: Ecopass, scelta inutile e sbagliata
Cara Anna Adamolo, attenzione: uomo in mare!
Che la festa abbia inizio, paga Pantalone!
Ciao [Milano], grazie per esserti registrato/a!
Dossier BIE - English version
Dossier BIE - English version
Dossier No Expo presentato alla Commissione B.I.E.
E anche le Coop entrano nella Compagnia delle Opere
Expo 2015: grande opportunità o sciagura da evitare?
EXPO: l’accordo tra il comune e i sindacati
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La candidatura di Milano a Expo 2015
La documentazione ufficiale dell’EXPO 2015
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Le sicurezze dell’Expo
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PETIZIONE CONTRO I DANNI AI CITTADINI E ALL’AMBIENTE DI EXPO 2015
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Presentate le osservazioni all’Accordo di Programma per il Sito Expo
Presentazione del seminario dell’8 novembre
Presidio permanente No Expo
Scenderemo nel gorgo muti?
Secondo numero del giornale NOEXPO

La candidatura di Milano a Expo 2015

di stefano

EXPOMILANO 2015: UNA SCIAGURA DA EVITARE

A sentire le grancasse mediatiche, opinionisti e politici di ogni risma, sembrerebbe che i fessi siamo noi. Ma come? Siete contrari che Milano torni alla ribalta mondiale? Non volete l’Expo 2015 che farà tornare la nostra città e la Lombardia al centro del mondo?

E in effetti amministrazioni pubbliche, soggetti privati, istituzioni, ce la stanno mettendo tutta per guadagnarsi in maniera unanime, acritica e fideistica il consenso dei milanesi. Ma del resto in questa città ormai è facile, basta gettare un po’ di fumo negli occhi, “vendere” un po’ di luoghi comuni e di promesse mirabolanti per guadagnarsi il consenso....

Ma se proviamo a guardare meglio dentro la scatola Expo scopriremmo che non solo i milanesi, ma osiamo dire, tutti gli abitanti della ValPadana avrebbero di che preoccuparsi e buoni motivi per opporsi da subito al “mostro”.

LA CANDIDATURA DI MILANO E IL PROGETTO PRESENTATO

La candidatura all’Expo 2015 e il progetto di massima presentato confermano tutta la povertà politica, urbanistica e prospettica di chi ci governa e amministra ai differenti livelli istituzionali e la miopia delle classi dirigenti e imprenditoriali.

Di fronte a un modello socio-economico che ha portato il nostro territorio al collasso (ricerche di disparati enti sovranazionali indicano la ValPadana tra le regioni più inquinate del globo) e a decenni di scelte amministrative basate su grandi opere, grandi eventi, ridisegno di Milano ad opera e beneficio del potere economico-finanziari e a discapito di tutti noi che viviamo, lavoriamo, respiriamo a Milano e in Lombardia.

Di fronte ad una crisi globale del modello economico che vede nel mercato e nello sfruttamento illimitato dei beni comuni (aria, acqua, suolo, sottosuolo) l’unica via; perché insostenibile socialmente, ambientalmente, per scarsità delle risorse primarie.

Di fronte all’evidenza che i grandi eventi costano tanto, durano poco e lasciano più “rovine” che vantaggi (soprattutto per il 99% di persone che non avranno alcun beneficio diretto dall’Expo 2015....) e memori dell’esempio attuale della Fiera di Rho-Pero: sottoutilizzata, ambientalmente devastante, fonte di precarietà e lavoro nero per molti e di speculazione per pochi....

Ecco la soluzione:......un nuovo grande evento... il più grande....e per la cui realizzazione servono tante belle grandi opere.....e tanto cemento....e tanti prefinanziamenti ai progetti... per la felicità di banche, costruttori, finanzieri, speculatori vari....e chissenefrega se milioni di mq di terreni agricoli saranno cementificati, se aumenterà l’inquinamento e la nocività del vivere a Milano e in Lombardia....qualche morto nei cantieri lo metteranno in conto, come per gli altri progetti che servono a rilanciare Milano, la Milano di pochi, esclusiva, modello Downtown di tanti film americani, dei tanti progetti in corso (Citylife, Santa Giulia, Portello, Garibaldi-Repubblica, etc); torri scintillanti e giardini pensili di lusso. Intanto le periferie muoiono socialmente, culturalmente; precari e pendolari (quando non entrambe le cose...) cercano di sopravvivere alla lotta quotidiana; i bambini nascono già ammalati di inquinamento e.....lasciamo a voi aggiungere.

Non abbiamo bisogno di grandi eventi e grandi opere ma ti tante risposte e soluzioni a piccoli e grandi bisogni e problemi quotidiani.

Non ci interessa una città esclusiva vogliamo una città per tutti a misura di bambino.

Non ci interessano superautostrade per correre più veloci verso la catastrofe ambientale....vorremmo lentamente muoverci ridendo dentro le nostre vite quotidiane...

L’IMBROGLIO DEL TEMA

Per meglio incantare i serpenti la candidatura di Milano si esplicita con il titolo ambizioso “Nutrire il Pianeta - Energia per la vita”.

L’Expo 2015 dovrebbe essere secondo loro la vetrina dove da tutto il mondo rappresentare l’eccellenza in campo agro-alimentare, delle tecnologie e delle ricerche in quest’ambito, della buona alimentazione che fa bene all’organismo.....si quello (e nemmeno quello visto i cibi plastificati che ci vengono quotidianamente offerti e pubblicizzati) del 10% della popolazione mondiale che vive alla grande sulle spalle del rimanente 90% che spesso non solo mangia male, poco o per niente, ma nemmeno può bere acqua.

Nella proposta di candidatura di questo non si parla. Perché eventi come l’Expo sono funzionali e simboliche del modello economico vigente, la globalizzazione neoliberista. Non ci può essere spazio per la critica se non all’interno delle compatibilità con il mercato, il profitto, gli interessi delle corporations multinazionali.

E allora nessuna critica all’impiego nell’agricoltura di organismi geneticamente modificati, di sementi ibride; nessuna critica all’imposizione della monocoltura che impoverisce il suolo e affama i contadini; nessuna messa in discussione del modello agro-alimentare industriale vigente che devasta l’ambiente, deforesta, affama, inquina.

IL RICATTO OCCUPAZIONALE

E’ un classico: ci vuole l’Expo 2015 perché crea posti di lavoro...65.000 secondo quanto sostengono i promotori della candidatura. Peccato che la stragrande maggioranza saranno opportunità di lavoro e non posti:
-   sarà precario, subappaltato, in nero il lavoro nei cantieri come prassi quotidiana impone; un trionfo per caporali e speculatori vari, una sciagura, una tragedia per i troppi che rimarranno vittime di infortuni (non vogliamo gufare nessuno ci limitiamo a proiettare ciò che è quotidianità nel settore edile e nella cantieristica);
-   saranno a termine le occupazioni durante le rassegna visto che la stessa durerà solo sei mesi;
-   saranno precari o in nero (come accade oggi in Fiera) tutte le occupazioni negli spazi espositivi che rimarranno dopo l’Expo.

Nel frattempo, come già accade, i suoli nella zona interessata salgono di valore, e chissà mai che qualche lungimirante imprenditore (o pseudo tale) non decida di svendere bottega e operai a qualche bella immobiliare e rifarsi l’attività dove costa meno....quanti posti di lavoro si perderanno così?

L’IMPATTO SUL TERRITORIO

Per quanto quello presentato sia un progetto di massima, è evidente l’impatto che l’Expo avrà sul territorio. Un territorio vasto che non si limita a Milano. Si perché parlare di Expo 2015 non vuol dire solo le strutture direttamente coinvolte nella rassegna.

L’Expo 2015 diventa occasione e fine ultimo per tutta una serie di interventi legati ad infrastrutture per la mobilità e la riconferma che il nostro destino è morire soffocati dai gas di scarico, o travolti dalle merci.

Perché di fatto con la giustificazione dell’Expo non si fa altro che completare la trasformazione di un territorio ampio che va dal Piemonte al Veneto, dalle Prealpi al Po, in un unico conglomerato dedito alla logistica e allo smistamento di merci, nonché alla loro commercializzazione in spazi sempre più grandi e diffusi. La ValPadana e i suoi circa 10.000.000 di abitanti trasformata in un grande centro intermodale per i trasporti, con autostrade che la solcano in ogni angolo a collegare centri commerciali, interporti, grandi infrastrutture; i nostri diritti alla salute, ad un territorio libero dal cemento, ad una mobilità sostenibile, a beni comuni fruibili, puliti, accessibili a tutti spariti diventiamo consumatori e solo come tali abbiamo voce in capitolo....e neanche troppa....

Ecco i numeri:
-   1.700.000 mq di superficie per realizzare il sito dell’Expo adiacente all’attuale Fiera di Rho-Pero
-   2.100.000 mq di superficie per possibili strutture di servizio e supporto all’Expo sull’area ex-Alfa Romeo di Arese
-   opere ricettive per un fabbisogno stimato di 124.000 posti letto al giorno
-   opere per la mobilità per far viaggiare i 160.000 visitatori al giorno previsti e le merci del caso, in particolare 1. realizzazione della terza pista a Malpensa e collegamento diretto Malpensa-Fiera 2. parcheggi presso il sito Expo e in corrispondenza di nuovi centri di interscambio 3. realizzazione stazione TAV tratta Lione-Torino-Milano presso la Fiera 4. realizzazione 4^ linea metropolitana da Linate al Giambellino 5. nuove tangenziali per Milano (la nuova Est più esterna, il completamento a Nord dell’anello) 6. realizzazione delle autostrade Pedemontana e BreBeMi 7. nuovo raccordo A4 Boffalora-Malpensa
-   1,6 miliardi di Euro di costi diretti per realizzare il sito dell’Expo (di cui 800 milioni di denaro pubblico)
-   svariati miliardi di Euro (si suppone pubblici) per realizzare le altre opere suddette.

Insomma strade, strade, parcheggi, alberghi e TAV....e le risorse per la mobilità sostenibile? I soldi per il trasporto locale? Le piste ciclabili? I parametri di Kyoto?.....parole parole parole....

TANTI BUONI MOTIVI PER DIRE NO EXPO....SUBITO

Perché il 2015 è lontano ma già nel 2008, se a Milano assegnano l’Expo 2015, partiranno le procedure e nel 2009 apriranno i cantieri.

Perché il lavoro da fare è enorme visto la sproporzione delle forze e dei mezzi in campo e la possibilità d’accesso ai media.

Perché per molte delle opere connesse e ritenute necessarie all’Expo, i lavori sono iniziati o iniziano a breve (non solo la Tav, ma anche la BreBeMi).

Perché è necessario costruire una rete diffusa a tutto il territorio interessato che colleghi la lotta locale all’Expo.

Perché vogliamo smontare le ragioni dell’Expo e i relativi progetti con una piattaforma rivendicativa e alternativa che parta dal territorio mettendo assieme le vertenze locali e divenire la linfa del movimento contro l’Expo.

Agosto 2007

www.noexpo.it info@noexpo.it noexpo@libero.it


lunedì 15 ottobre 2007.



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