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27-05-08 Sgombero SOS Fornace di Rho
3° NUMERO DEL GIORNALE NO EXPO - Expo 20015 Cronache di una crisi
4° NUMERO DEL GIORNALE NO EXPO - Emergenza Expo
Appello al mondo politico, culturale, artistico, accademico
Appello alla città, ai territori, ai movimenti
Appello dei sindaci dell’hinterland: Ecopass, scelta inutile e sbagliata
Cara Anna Adamolo, attenzione: uomo in mare!
Che la festa abbia inizio, paga Pantalone!
Ciao [Milano], grazie per esserti registrato/a!
Dossier BIE - English version
Dossier BIE - English version
Dossier No Expo presentato alla Commissione B.I.E.
E anche le Coop entrano nella Compagnia delle Opere
Expo 2015: grande opportunità o sciagura da evitare?
EXPO: l’accordo tra il comune e i sindacati
EXPO? Proposte costruttive per il futuro di Milano
La candidatura di Milano a Expo 2015
La documentazione ufficiale dell’EXPO 2015
La nostra governance si chiama partecipazione
La nuova struttura della governance e i "tempi da rispettare"
Le eccellenze cremonesi per l’Expo?
Le sicurezze dell’Expo
MAY DAY - Intelligence Precaria - Newsletter #20
Morire per l’Expo
Noi L’Expo non lo paghiamo
Pendenti 3 ricorsi al TAR per Porta Nuova e Quartiere Isola
PETIZIONE CONTRO I DANNI AI CITTADINI E ALL’AMBIENTE DI EXPO 2015
Più coraggio, Masseroli!
Presentate le osservazioni all’Accordo di Programma per il Sito Expo
Presentazione del seminario dell’8 novembre
Presidio permanente No Expo
Scenderemo nel gorgo muti?
Secondo numero del giornale NOEXPO
Lettera aperta ad Anna Adamolo, Nuovo Ministro Onda, da parte della rete No Expo dei territori

Cara Anna Adamolo, attenzione: uomo in mare!


Lettera aperta ad Anna Adamolo, Nuovo Ministro Onda, da parte della rete No Expo dei territori

Cara Anna Adamolo, ti scriviamo dalla terraferma per informarti che nel bel mezzo della mareggiata è stato avvistato un manichino che galleggia alla deriva. L’abbiamo identificato: si tratta proprio del corpo del cosiddetto Uomo di Vitruvio, ribattezzato come Expo 2015, logo dalle larghe braccia, simbolo dell’avvento di un nuovo Rinascimento per l’entroterra Ambrosiano. Tu che sei vera onda, tu puoi distinguere cosa va in onda, sull’onda finta di tutti i teleschermi. Noi ci battiamo da tempo contro costui, che è salito in cattedra da solo come Maestro Unico del Territorio, colui che pretende di decidere le sorti di ogni metro quadro affidandosi ai bulli della classe, nel nome del dio-rettore cemento che fa gli interessi della rendita finanziaria e immobiliare. Costui non può essere risparmiato dalla marea, infatti noi lo vediamo già là che sbraccia a stento, cercando ancora di trascinare con sè un po’ di ricchezza pubblica. Sì, non sono boe quelle che si porta dietro, sono proprio i salvadanai con i soldi da arraffare, ecco magari un po’ di quelli risparmiati gentilmente dai tagli della legge 133/08!

"Si salvi chi può", perché nella crisi qualcuno deve pur naufragare... Allora eccolo là che tenta la fuga, nuotando col suo Tesoretto. Ma cara Anna, chi sta già naufragando nella crisi? Chi si prende i costi e chi si porta via i benefici? Che cosa viene tagliato e cosa viene finanziato con questi "risparmi"? A chi vengono consegnati e con quale ricaduta su tutte le forme di vita del territorio? Noi tutti, lavoratori, abitanti, pendolari, precari, studenti, noi come pedoni, come persone, come "cittadini" stiamo già pagando da un pezzo e, mentre qualcuno paga, qualcun altro arraffa! Per questo siamo tutti sulla stessa barca, dal mare alla terraferma, dalla scuola al resto del quartiere, dagli ospedali alle campagne, ogni pezzo del territorio intorno al quale pulsa la vita con la sua economia "reale" viene sacrificato per il denaro facile, che ormai, a quanto pare, tanto facile non è più, se tocca arraffare dappertutto! Tutto lo spazio sociale, non solo la scuola che è culla delle nuove generazioni, viene svenduto e consegnato ai privati ed al loro gioco concorrenziale che gonfia pochi portafogli e svuota l’ambiente, il sapere, la democrazia.

Noi che ti scriviamo, cara Anna, siamo donne e uomini, associazioni, comitati, centri sociali, forze politiche e sindacati coinvolti da tempo nella costruzione di una rete in nome di un altro territorio no expo possibile. Ti scriviamo perché vogliamo insieme tenere i piedi per terra, perché vogliamo che sia bene illuminato da nuovi fari sopra la marea chi sta tentando di sfuggirle. Ci piacerebbe costruire tra noi nuove occasioni di incontro con tutti gli studenti del territorio irretito dalle maglie dell’Expo, per prestare attenzione ai finti naufraghi sulle isole privilegiate dei famosi. Noi vogliamo sapere dove va a finire la spesa pubblica prima che sia troppo tardi. E non vogliamo solo "sapere" di non voler pagare, noi vogliamo davvero rovesciare la politica delle mani sulla città, sulla scuola, sul territorio, in politica della città, della scuola, del territorio nelle nostre mani. Vogliamo reagire di fronte alle favole dei loghi immaginari, di fronte alle fanfare della comunicazione pubblicitaria, di fronte alla riduzione delle città a "vetrine" di mercato, che sembrano "materializzare" per incanto piogge di ricchezza che invece prendono il largo e che mai più rivedremo. Quali opere verranno realizzate con i risparmi? Per gli interessi di chi?

I Signori stanno stanziando decine di miliardi per le imprese, per ripianare i propri conti in rosso ora che la competizione del mercato - il loro gioco preferito - li vede perdere. Ai tagli alle università pubbliche destinate a trasformarsi in fondazioni corrisponderà l’aumento delle tasse universitarie e il ridimensionamento delle strutture didattiche, proprio come già si sente parlare di "tassa di scopo" per l’Expo mentre si ridimensionano gli spazi sociali. Proprio come le università vengono trasformate in aziende-vetrina in competizione per produrre merci finali lanciabili come manodopera poltiglia, ormai priva di potere contrattuale, da esportare sul mercato globale della precarizzazione - benché la scuola non debba preparare nessuna vittoria e nessuna sconfitta di mercato, benché non debba vendere nessun individuo, bensì "formarlo", benché non debba far crescere portafogli ma persone! Così tutto lo sviluppo del territorio deve riguardare la vita reale, la sua economia reale, non deve essere trasformato in residenze-vetrina per la rendita pronte per l’espulsione di chi non può pagare, non deve essere soffocato sotto labirinti di svincoli autostradali buoni per smistare le merci e rendere invivibile la mobilità e l’ambiente, facendo crescere i profitti dei costruttori e dei mercanti dei trasporti. Ai tagli della scuola, della ricerca, alla "razionalizzazione" della pubblica amministrazione, si affiancano i tagli ai trasporti pubblici, a questi corrispondono i finanziamenti alle scuole private, al sistema di immobilità delle autostrade, al cemento per gli appartamenti di pregio contro il verde e gli spazi sociali. Perché tutto il territorio viene consegnato alla logica delle privatizzazioni selvagge e a perderci sono il diritto all’abitare, il diritto alla mobilità, il diritto a vivere città e campagne sane e produttive. Contiamo le innumerevoli bretelle autostradali che servono solo per lo smistamento su gomma delle merci di lor signori. Pensiamo a cosa significa cementificare tutto il Parco Agricolo Sud. Pensiamo a quale menzogna si cela dietro lo slogan "nutrire il mondo" quando viene contrabbandato per convertire due milioni di mq in residenziale. Pensiamo alla distruzione del tessuto agricolo, all’avvelenamento dell’ambiente che ne deriva.

Siamo tutti nell’onda per fare i conti di quanto viene tagliato e da quali mani viene rapinato. E’ proprio perché noi vogliamo tornare ad essere "mani" che lottiamo contro quello strumento politico che l’Expo è, dicendo che è una "mela avvelenata" predisposta per incanalare la ricchezza in mano a pochi. La chiamano "governance", ma il suo vero nome è Maestro Unico di tutto il territorio. Una cattedra autonominata, fatta magari di un commissario straordinario (COSDE), sindaco pro tempore fino al 2016, fatta di "leggi speciali" per "l’emergenza", di una Commissione di Coordinamento (COEM), di una società di gestione Soge S.p.A. con un c.d.a. di 5-7 membri - sempre gli stessi -, fatta di un Tavolo e di un Consiglio Direttivo di Pianificazione per non pianificare più nulla. Perché dietro la pubblicità di una metropolitana avvelenata si nasconde la totale assenza di un vero piano di governo del territorio. Manca del tutto un vero piano per la mobilità e per l’abitare!

L’Expo non è catalizzatore di una trasformazione positiva del territorio. Sta esprimendo invece il massimo di contraddizione tra interessi privati sempre più verticali. Allo stesso modo con cui la riforma Gelmini è di fatto il catalizzatore di una riduzione dell’istruzione, di quel primo spazio sociale che è la scuola pubblica, fucina di cittadini consapevoli e quindi di un’autentica democrazia. Se i tagli assottigliano la democrazia, lo spazio pubblico, non si tratta ormai solo di impedire razionamenti e finanziamenti, bisogna rivendicare non solo bonifici ma una vera e propria bonifica del territorio svenduto e avvelenato. La nostra è una battaglia comune per difendere il territorio e le sue risorse dalla svendita e dalla devastazione del mercato.

Caro Ministro Onda, noi saremo con te per farti straripare di tutti i contenuti del territorio, per dare un ritmo stabile all’onda. Le terre emerse devono far emergere la consapevolezza di quali isole di privilegio si nascondono sulle mappe, dietro i masterplan, dietro i disegni di "razionalizzazione". Per questo ci piacerebbe costruire nuovi incontri nelle piazze per cavalcare tutti i contenuti di quello che ci sembra uno "sviluppo avvelenato" del territorio. Noi lottiamo per difendere tante riserve naturali dalla mercificazione. Come ha scritto Naomi Klein in "No logo": "Per lungo tempo è esistita una frontiera che le grandi aziende non riuscivano a oltrepassare: un luogo protetto in cui i giovani s’incontravano, parlavano, fumavano di nascosto, si divertivano, formavano le loro opinioni. [...] I campus universitari, in particolare, con i loro dormitori, le loro biblioteche, gli spazi verdi e la consuetudine al dibattito libero ma sempre rispettoso delle opinioni altrui, rivestono un ruolo cruciale: sono il solo luogo rimasto in cui i giovani possono sperimentare una vita realmente pubblica. [...] Per quanto imperfetto sia stato in passato il nostro modo di proteggere queste istituzioni, a questo punto della nostra storia le argomentazioni contro la trasformazione dell’istruzione in un’esercitazione di branding sono molto simili a quelle usate per difendere i parchi e le riserve naturali: questi luoghi semi-sacri ci ricordano che è ancora possibile l’esistenza di spazi liberi dai loghi". Per questo noi diciamo: lottiamo insieme per un altro territorio no expo possibile.


martedì 18 novembre 2008.



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