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I nostri figli e il porno: come proteggerli

Se Pasolini realizzasse oggi, nel 2016, il suo documentario Comizi d’amore, nel quale girava lungo la nostra penisola per chiedere a ragazzi e adolescenti cosa conoscessero del sesso e della propria sessualità, sicuramente ci ritroveremmo in mano un prodotto smaliziato e con interventi lontani dall’imbarazzo del secolo scorso.

La sessualità dei giovanissimi è cambiata: complice la rete, il web o i social network, non possiamo negare il fenomeno sempre più diffuso della prematura consapevolezza sessuale che si ha oggi anche in tenera età, persino prima dello sviluppo.

La cronaca di oggi ci presenta diverse storie con protagonisti preadolescenti: sempre più spesso leggiamo che vengono diffusi sulla rete video di pompini di ragazze poco più che dodicenni o video di amplessi completi o ancora più diffuse le testimonianze di genitori che ritrovano sui propri computer link a siti contenenti video porno italiani ai quali si sono connessi i loro “bambini”.

Negare quella che ormai è un’evidenza è solo controproducente per una società che deve fronteggiare quella che è già una problematica. Un tempo si riusciva ad avere sotto controllo la fruizione del porno in quanto era molto più difficile e complesso per un ragazzo accedere a materiale pornografico e sessuale. Oggi è semplicissimo: chiunque abbia un cellulare o un computer a portata di mano può accedere a milioni di file, immagini e video e scoprire quanto dovrebbe vedere o conoscere solo dopo molti anni.

Il problema è la perdita di controllo della vita sessuale delle nuove generazioni con un forte impatto dal punto di vista sociale e culturale. Inoltre non si può sottovalutare il pericolo che materiale pericoloso e non consono possa arrivare agli occhi di un bambino che abbia meno di dieci, otto, sei anni.

Negli Stati Uniti il problema è già stato affrontato da numerosi studi, in particolare è emersa un’inchiesta dell’Economist che ha sottolineato la necessità di trovare una soluzione al più presto e che non basta il controllo dei genitori benché il loro ruolo resti fondamentale.

La Danimarca invece sembra aver individuato per molti la giusta soluzione: il paese prepara i ragazzi fin dalla scuola elementare attraverso un programma di educazione sessuale che mira ad anticipare con un corretto linguaggio ciò che i giovani studenti in ogni caso andranno a ricercare da soli. I bambini e i preadolescenti vivono un’età caratterizzata da estrema curiosità e da un bisogno di trovare risposte ad ogni genere di domande. Bisogna quindi permettere loro di fare queste domande e avere interlocutori che diano loro le giuste risposte e che li preparino a quanto sicuramente troveranno nelle loro ricerche sul web.

Anticipare i bambini: quest può essere la mossa vincente per colmare con parole scelte e con programmi mirati quanto in ogni caso riusciranno ad ottenere in una ricerca solitaria. L’accettazione della situazione attuale può essere la vera arma vincente per arginare il problema e ci auguriamo vivamente che anche l’Italia, che considera da sempre il sesso come un tabù nei programmi scolastici, possa con lungimiranza avvicinarsi a questo pensiero.

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